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日志


6月18日

L'eutanasia della democrazia...

 

In questi ultimi giorni stavo pensando che potrei anche abbandonare questo Paese. Affermazione forte a prima vista, ma motivata da pensieri coltivati da tempo. La nostra democrazia, che in realtà è sempre un termine estensivo (perché sono convinto che la nostra nazione sia in realtà gestita da un oligarchia economico-politica), sta morendo lentamente. L’eutanasia del senso critico a cui siamo sottoposti sta spegnendo anche le residue energie di protesta che bruciavano ancora in remoti anfratti dello Stivale! Finite le elezioni son sembrati tutti felici, convinti che si fosse giunti ad una svolta epocale, rassicurati dalla voglia di prendere decisioni in maniera davvero democratica, tutti inebriati da una chissà perché ravvivata speranza. Ma è bastato poco tempo per rendersi conto che le cose non stanno andando affatto verso la direzione auspicata dai più savi o semplicemente dai più speranzosi.

Non sono mai stato un convinto sostenitore della sinistra, ma ho sempre guardato con sospetto la persona di Silvio. Tuttavia non ho mai pensato che potesse emulare la figura di Benito oltre certi limiti. Mi spiego, Benito era pubblicizzato come un don Giovanni e Silvio non ha mai perso occasione per far notare la sua spiccata dote di latin lover; Benito si è sempre mostrato in prima persona quando si trattava di pubblicizzare anche i lavori più umili e Silvio ha più volte dichiarato di aver fatto tanti mestieri (forse tutti!). Fin qui quindi niente di male, passi anche qualche leggina a favore proprio e dei propri adepti fatta nelle precedenti legislature, ma ora stiamo pian piano assistendo alla soppressione della libertà. Finora i gesti si sono mantenuti su una linea ancora abbozzata, ma non credo ci voglia molto a aumentare la valenza di certe decisioni unilaterali. Subito è stata decisa una legge sulle intercettazioni telefoniche, e chi era stato intercettato negli ultimi tempi per la richiesta di sistemazioni nelle assunzioni e nei programmi RAI? Poi via a limitare l’efficacia della legge nelle ipotetiche funzioni di giustizia che, guarda caso, potevano colpire la figura istituzionale di un certo Silvio. Poi ecco i militari per strada a garantire non so quale sicurezza oltre le normali forze di polizia, costrette a lavorare con limitazioni di leggi e di mezzi. E allora?

Potrei essere un visionario distopico lo riconosco, tuttavia mi sembra che lentamente si stia stringendo una morsa attorno alla libertà personale, attorno al diritto di cronaca e di critica, attorno alle istituzioni democratiche. I numeri in Parlamento e le potenzialità economico-politiche per concentrare il potere nelle mani di uno, o di pochi della sua risma, c’è tutto.

Sicché, nutro questi timori e conoscendo un minimo la storia del secolo scorso non credo di riuscire a sopportare in silenzio eventuali risvolti antidemocratici che potrebbero avverarsi da queste parti. Non ci sto a diventare burocrate silenzioso di una macchina amministrativa di uno stato non più di diritto.

Spero solo che la mia sia solo paura, che davvero questo Paese potrà sopportare ginestricamente questi afosi venti radioattivi che funestano i miei pensieri futuri.

Sono un italiano, orgoglioso di appartenere ad una Nazione che è uno dei fulcri centrali della cultura mondiale nel senso più largo possibile. Non ho mai desiderato di essere nato altrove, però non potrei accettare di vedere la mia bandiera annerirsi e non sventolare più libera, pulita e meravigliosa, in luoghi che possano essere anche lontani da un campo di calcio.

1月23日

Applausi

 

E il ministro si levò tra gli applausi fumanti di una folla di rifiuti sui pari…

 

Troppi scranni occupati da menzogneri infami e parassiti, troppi giorni smarriti a dare un senso al vuoto che mi veste, troppa solitudine nel mia anima pubblica.

È stata una settimana densa di avvenimenti, quella da poco trascorsa. Una settimana che ha segnato l’abbandono totale dell’intelligenza da quel che riguarda la gestione della cosa pubblica. Penso che dopo aver visto parlamentari applaudire un loro consimile, innocente o meno (io voto per il meno), indagato in più ambiti, non credo si possa pretendere di meglio per il costume di un popolo. I rifiuti continuano a fumare e non appartengono solo a Napoli, ma a tutta l’Italia: i rifiuti fumanti sono la metafora perfetta di quel che siamo, come Paese e come persone. Non meritiamo di più, perché siamo noi i primi a permettere tutto ciò. Siamo noi ad aver permesso ai vecchi rugosi e stantii seduti in Parlamento di ridurci in queste condizioni. Siamo noi ad aver permesso che la raccomandazione sia ormai la credenziale maggiore per essere avviati ad una professione o a qualunque condizione vitale che la prescrive. Siamo noi che non osiamo ribellarci a chi continua a gettare terra sulla nostra bara, mentre noi siamo ancora vivi, benché prigionieri di tavole di legno e zinco.

Sono arrabbiato e deluso, arrabbiato e sconfitto, arrabbiato e depresso.

Non vedo vie d’uscita, ma solo peggioramenti della situazione attuale.

Nulla va come dovrebbe, è l’essere umano a non piacermi, a rattristarmi.

Ma io sono un sognatore, solo per questo che preservo i miei pensieri ribelli.

Intanto Applausi, come cantavano i Camaleonti. Applausi ai mondezzari in giacca e cravatta che avvelenano il mio presente e il mio futuro, applausi alla classe marcia del mio Paese, applausi ai nati sudditi che non si ribellano mai, applausi alle soubrette scambiate per voti politici, applausi all'indistinta massa di fuorilegge legislatori che occupa gli scranni di una tentata democrazia, applausi al malcostume che abbraccia il carnevale perenne chiamato Italia...

...applausi per tutti, silenzio per me.

9月28日

La strage della non violenza

In Birmania si sta compiendo la strage della pace, la strage della non violenza. Un'ennesima dittatura di gente senza scrupoli intende annientare l'istinto di ribellione di persone che non chiedono altro che vivere dignitosamente.

Stanno sparando sulla pace, stanno sparando su persone inermi, stanno sparando sulla cultura e sulla libertà di informazione.

Noi non possiamo fare molto, ma possiamo manifestare il nostro pensiero, silenziosamente, così come han fatto e continuato a fare loro.

Mi sono emozionato a guardare la forza prorompente del gesto di questi monaci e di chi ha avuto il coraggio di unirsi a loro. Azioni che ricordano quelle del Mahatma Gandhi.

Oggi, 28 settembre, all'alba di un giorno nuovo, indossiamo tutti una maglietta, un foulard, un fiocco rosso per far capire ai vigliacchi detentori del potere che li stiamo guardando, che non potranno sparare sulle nostre idee e che prima o poi dovranno rispondere delle loro azioni.

Un semplice gesto, silenzioso, un significato profondo, acuto, come un grido insopprimibile...

 

 

P.S. L'immagine ha un significato di speranza, dagli occhi del bambino che in me, che crede ancora in un mondo nuovo...