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10月28日 Uomini e no
Questa estate ho deciso di leggere il libro di Vittorini Uomini e no. Era a lungo tempo che lo desideravo. I libri che trattano dei temi della guerra nelle sue mille propagazioni mi hanno sempre appassionato. Sull'argomento Resistenza, in particolare, ho letto libri che trattavano l'argomento da più punti di vista. Gli studi universitari che ho potuto fare sull'argomento hanno acuito la mia passione e penso che il libro di Vittorini non sarà l'ultimo della serie a capitare sotto le mie lenti. Di solito si pensa ad una Resistenza sulle montagne, lontano dalle città, eppure c'era anche la lotta urbana. Avevo letto Il mio granello di sabbia di Bolis: schietto, diretto, crudo parlava della resistenza genovese. Così ho deciso di puntare su quella milanese narrata da Vittorini. Al primo impatto sono rimasto interdetto: uno stile molto particolare, per certi versi artificioso, stentato: unisce la realtà con una dimensione onirica che pervade tutte le vicende narrate... Eppure il libro ha lasciato un segno profondo nel mio animo. Di solito non dico se un romanzo mi è piaciuto o meno appena l'ho terminato, perché ho bisogno di metabolizzarlo prima; ho bisogno che i miei pensieri continuino a ruminare prima di avere il giudizio finale. Ebbene, questo mi è rimasto dentro. L'immagine dell'assassinio di alcuni partigiani del GAP, ma anche di civili inermi, tra cui una bambina, lascia senza fiato. Nonostante il tutto avvenga in una dimensione onirica, la crudezza di quanto narrato penetra nelle viscere fino a rendere necessario deglutire per riprendere a respirare... E poi la scena del primo finale, con Enne 2 in versione eroica, ma anche disperatamente solitaria, è di una bellezza oscena. Così ho compreso che lo stile era voluto, che la dimensione indefinibile in cui si svolge il romanzo era la causa e la conseguenza di certe scelte dell'autore. Una sensazione di incertezza come le vite di chi ha lottato per un'Italia libera, sottoposte ogni secondo alla possibilità della fine anzitempo, o a cose peggiori. Io vorrei che la gente non dimenticasse queste persone. Non dimenticasse la nostra storia, perché solo così potrebbe nascere un piccolo grido di protesta verso chi abusa di questo ricordo, verso chi lo straccia nelle vesti di un futuro opaco e distratto a cui mi fa male assistere da spettatore impotente.
Chissà se mai l'uomo imparerà ad essere uomo e non solo bestia becera e becchina... |
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