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    November 23

    Biliardini nei ricordi...

     

    Giovedì sera sono andato a giocare a bowling a San Vittore, insieme a mio fratello e a due miei amici. Appena ho varcato la soglia della recinzione ho avuto un flashback: ho ricordato di una sera di qualche anno fa in cui, senza un motivo ben preciso, io, mio fratello, mio padre e mio zio Angelo abbiamo deciso di trascorrere una serata in quel locale. Il deja vu è intervenuto a far tornare alla luce un ricordo che avevo sepolto nella mia mente. Non ricordo molti dettagli della serata, però ricordo l’atmosfera che respiravamo, ricordo di un’avvincente partita a biliardino,  ricordo che si scherzava e rideva, che ero entusiasta di trascorrere una serata e godere del lato giovanile di mio padre e della verve frizzante di mio zio. Penso sia stato uno dei momenti più felici che ho vissuto con loro tutti e in particolare con mio zio Angelo. Checché ne possa sembrare mi manca terribilmente. Mi mancano tante piccole stupide cose. Mi manca lo sfottò calcistico: dopo la sua morte son riuscito a farmi diventare simpatica anche la Juve. Mi mancano le battute ogni volta che ci vedevamo. Mi manca il suo apprezzarmi silenziosamente, senza mai dirlo. Mi manca il Peter Pan che era in lui e che non l’ha abbandonato neppure nei momenti più duri della sua malattia. Io continuo a vivere portandolo dentro di me, sorridendo pensando alle sue stravaganze, alle sue battute, ai momenti che abbiamo vissuto insieme. E seguo il calcio in maniera diversa: ogni partita che guardo è come se lui fosse accanto a me a gioire o a inveire per ogni azione; così ogni calcio ad un pallone che do, che vedo, è una dedica speciale a lui. Sembra trascorso tanto tempo da quella sera di felicità semplice e intensa, eppure per me è stato un attimo, nulla di più. Ogni volta chiudo gli occhi e torno a sorridere e subito dopo torno ad ascoltare vento in faccia l’assolo di Brian May in Innuendo sporto dal tettuccio della sua Fiat Uno bordeaux, con la libertà che straripa oltre la morte…

    September 12

    Il nostro caro Angelo

    Poche mattine fa, mentre andavo al lavoro, su Radio Capital hanno fatto ascoltare questa canzone di Lucio Battisti ed ho pensato a te.
     
    Non so per quale motivo, ieri pomeriggio in Chiesa, mentre celebravano la funzione religiosa del tuo funerale ed io mi apprestavo a dire poche parole in tuo ricordo, questo brano mi riecheggiava nei pensieri.
     
    Non so, è come se il mistero delle parole del testo celasse qualcosa di te. E ora questo pezzo per me significa te, quello che sei stato e quello che sarai, nei miei pensieri, nella mia vita, ora e sempre...
     
    Ciao zio!
     
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    Lucio Battisti - Il nostro caro Angelo
     
    La fossa del leone
    è ancora realtà
    uscirne è impossibile per noi
    è uno slogan falsità
    Il nostro caro angelo
    si ciba di radici e poi
    lui dorme nei cespugli sotto gli alberi
    ma schiavo non sarà mai
    Gli specchi per le allodole
    inutilmente a terra balenano ormai
    come prostitute che nella notte vendono
    un gaio un cesto d'amore che amor non è mai
    Paura e alienazione
    e non quello che dici tu
    le rughe han troppi secoli oramai
    truccarle non si può più
    il nostro caro angelo
    è giovane lo sai
    le reti il volo aperto gli precludono
    ma non rinuncia mai
    cattedrali oscurano
    le bianche ali bianche non sembran più
    Ma le nostre aspirazioni il buio filtrano
    traccianti luminose gli additano il blu

     

    Beh, l'ultima frase racchiude il senso più profondo del mio sentire...